Nel corso dei secoli l’uomo ha colonizzato spazi diversi della terra, attratto per motivi di interesse o allontanato dai luoghi originari per problemi insorti.
   La colonizzazione di una zona e lo spostamento di popolazioni, ma altresì l’abbandono di un territorio e lo spopolamento, sono dinamiche connaturate con la storia dell’uomo.

   E’ stato così anche per la montagna e per il Tretto: la ricchezza mineraria della zona, l’abbondanza dei pascoli e la disponibilità di terra da coltivare, ne hanno indotto la colonizzazione a partire dall’anno Mille. Nel tempo si sono succedute le generazioni ed è aumentata la popolazione residente.

   Però, a partire dalla fine dell’800, si è verificato il fenomeno dell’emigrazione verso paesi vicini (quelli della pianura sottostante) e lontani (Europa, Americhe, Australia...).

   Da tutta la montagna - vicentina, veneta, italiana -, molte sono le persone emigrate.      Questo territorio si è così trasformato, perdendo alcune delle sue funzioni ed assumendone altre legate alla nuovo ruolo.

   La montagna è diventata quindi luogo per attività particolari, produzioni specializzate, luogo tranquillo, ambito per sport vecchi e nuovi, area non inquinata e ambiente non contaminato, area dalle spiccate qualità naturalistiche.
   Senza voler dare giudizi di merito tra il prima e il dopo, alla luce ditale trasformazione si propone una analisi ed un confronto passato-presente per capirne pregi e difetti, una conoscenza del legame, comunque esistente ed importante, tra la montagna e la città.

   Il percorso si svolge dalla montagna (Tretto) alla città (Schio), ripercorrendo le fasi storiche del passato e confrontando la vita delle persone, l’ambiente e le diverse funzioni.

 

 

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